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L’idea di una scuola “stabile”, progettata per un’estensione temporale di lunga durata, capace di proporsi come segno ordinatore forte e non “temporaneo” di riqualificazione di un luogo di “dispersione urbana” caratterizzato dalla presenza predominante di spazi residuali e architettura di scarsa qualità ha suggerito materiali e forme destinati ad un lungo uso e ad una facile riconoscibilità da parte di tutti cittadini. Un embrionale esigenza di ricostruzione di una nuova idea di “concinnitas”, di bellezza condivisa e percepita da tutti, attraverso la riproposizione critica di elementi della classicità quali il timpano e il portico (archetipi della casa _ Aldo Rossi) e il grande spazio ad aula unica aperta verso il cielo, luogo d’incontro e di scambio culturale. (Scuola di Atene _ Raffaello).
La sottrazione di parti di volume costruisce relazioni: La prima forma sottratta genera la galleria a tutta altezza, un vuoto che diviene luogo di attesa, di transito, ma soprattutto di incontro per gli studenti e la comunità. Le altre forme di sottrazione definiscono un’alternanza di pieni e vuoti al livello del terreno: in asse con la galleria, il coinvolgimento dell’area antistante consente la riqualificazione dei parcheggi e della piazza “minerale”.
Lo spazio residuale compresso tra la ferrovia e i nuovi edifici residenziali e scolastici si trasforma in “urba_parco lineare” che si insinua all’interno dell’edificio divenendo occasione di trasversalità urbana.
Un collegamento fisico e visivo con la scuola adiacente crea una relazione percettiva con la galleria, la palestra e la cavea a servizio anche della comunità.
A livello distributivo, il vuoto centrale divide la planimetria in due blocchi: il primo, dall’estensione maggiore, è esclusivamente didattico, il secondo (minore) ha una destinazione d’uso collettivo-didattica a servizio anche della comunità nell’intero arco della settimana.
Gruppo di lavoro: Anna Rita Vellei, Davide Fratoni, Roberto Grascelli, Matteo Iommi, Ludovico Romagni, Nazzareno Viviani